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14 febbraio, 2022

GESร™ T'AMO!

 

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Non c'รจ amore piรน, Grande di quello di Gesรน, un amore puro, un amore vero e sincero, un amore che non finirร  mai, nรฉ con il tempo e nรฉ con le circostanze... Gesรน disse: «T'amo per come sei. E t'amo troppo per lasciarti come sei».”
Un giorno, all'improvviso m'innamorai di te....... Il cuore mi batteva, forte, non chiedermi il perchรฉ.....GESร™ T'AMO!

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Oggi, si festeggia San Valentino, Sacerdote.

 Oggi, si festeggia San Valentino, Sacerdote.

Tanti Auguri di cuore, a tutte le persone, vivono a San Valentino Castellarano Reggio Emilia.



✝ Pensiero del 14 febbraio 2022

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S. T. D. E DELLA B. V. M.

G. R. A. Livatino UOMO LAICO_MARTIRE PER LA GIUSTIZIA E PER LA VERITร in_Odio_ alla_Fede_Beato

Meditazione sul Vangelo di Lc 10,1-9

Evangelizzare: «La nostra missione».         

Il testo evangelico รจ particolarmente adatto per illustrare l’azione di tutti i missionari come i due santi compatroni di Europa, Cirillo e Metodio, di cui oggi ricorre la festa. Il brano riporta una notizia comunicata solo da Luca: «Oltre ai Dodici apostoli, Gesรน coinvolse nella sua missione altri settantadue discepoli, numero corrispondente a quello di tutte le nazioni della terra, secondo le convinzioni degli antichi ebrei. Perchรฉ la loro missione risultasse autentica ed efficace, i settantadue ricevettero delle istruzioni che corrispondono a quello stile di vita che Gesรน stesso ha praticato: semplicitร  e fiducia nella Provvidenza del Padre, costruzione della pace ed attenzione ai bisognosi».

C’รจ bisogno di missionari del Vangelo, di persone che annuncino buone notizie: che Dio รจ un Padre buono, che Gesรน Cristo suo Figlio si รจ fatto uomo per perdonare i peccati, insegnarci un modo di vivere ispirato alla caritร  ed aprirci le porte del Paradiso, che la Chiesa รจ la comunitร  degli uomini animati dallo Spirito Santo, che Maria Santissima veglia su di noi e che i sacramenti ci trasmettono la vita divina. Queste notizie riempiono i cuori di speranza, rendono le nostre pene e i nostri affanni meno aspri, trasformano gli uomini in meglio fino a raggiungere le vette della santitร . Per annunciare queste belle notizie, i missionari, del passato e del presente, non badano a se stessi, si spendono senza misura, a volte sacrificano anche la vita come martiri. Nel passato, i missionari erano quasi esclusivamente sacerdoti e suore, oggi, insieme ad essi, sono missionari anche i laici, intere famiglie e giovani generosissimi. E laddove arriva il Vangelo la vita delle persone migliora. Cirillo e Metodio, missionari dei popoli slavi, inventarono persino un alfabeto e, in questo modo contribuirono allo sviluppo culturale di quelle nazioni. La pagina del Vangelo che ci parla dell’invio di settantadue missionari da parte di Gesรน รจ un invito anzitutto a pregare per questi nostri fratelli e queste nostre sorelle affinchรฉ la Chiesa e il mondo non siano mai privi di tale dono preziosissimo e perchรฉ siano sempre coraggiosi, generosi e fedeli. In secondo luogo, questa pagina del Vangelo ci ricorda che ognuno di noi puรฒ essere un missionario, un portatore di buone notizie, un testimone dell’amore di Cristo.

Lunedรฌ 14 Febbraio 
SS. CIRILLO E METODIO, patr. Europa (f)
S. Antonino, San Valentino, Sacerdote
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo
At 13,46-49; Sal 116; Lc 10,1-9

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.

(Luca 4,18)

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 116)
Rit: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perchรฉ forte รจ il suo amore per noi
e la fedeltร  del Signore dura per sempre.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.

(Luca 4,18)

13 febbraio, 2022

Camisasca saluta la Chiesa diocesana: il dono del ministero episcopale

 Camisasca saluta la Chiesa diocesana: il dono del ministero episcopale




Domenica 13 febbraio alle ore 16.30 nella Cattedrale di Reggio Emilia monsignor Massimo Camisasca ha presieduto la santa Messa di saluto alla Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Qui il testo della sua omelia.

Cari fratelli e sorelle,

con questa celebrazione eucaristica si conclude la mia presenza tra voi, almeno dal punto di vista fisico. Essa continuerร , infatti, nella preghiera, nella memoria, nell’affetto e nell’amicizia con molti di voi.

Questa Messa non รจ soltanto una conclusione. Essa รจ piuttosto una sintesi, cioรจ l’offerta di questi miei nove anni al Signore. Vorrei restituire a lui ciรฒ che mi ha donato affinchรฉ egli ne tragga il frutto che desidera per il Regno di Dio e per la sua gloria nel mondo.

Questi anni di ministero episcopale sono stati innanzitutto un dono. Non trovo parola piรน espressiva di questa. Un dono assolutamente immeritato e inatteso che Dio ha fatto alla mia vita. Mi ha concesso una partecipazione alla vita di suo Figlio attraverso le responsabilitร  che mi erano affidate. Il ministero episcopale, infatti, consiste innanzitutto nel prendersi cura del corpo di Cristo che รจ la Chiesa. La Chiesa universale, consegnata al collegio degli Apostoli sotto la guida di Pietro, e la Chiesa particolare, emergenza della Chiesa universale in questa terra reggiano-guastallese.

Prima ancora che di fronte alle varie incombenze che subito hanno occupato il mio animo, ho sentito la mia infinita sproporzione di fronte a Cristo che mi chiedeva di pascere il suo gregge. Oggi, al termine di questo mio mandato, oltre a rendere grazie, devo chiedere in ginocchio il suo perdono per tutte le mie mancanze, non solo per ciรฒ che avrei potuto fare e non ho fatto, ma anche per ciรฒ che avrei potuto essere e non sono stato, per la superficialitร  con cui ho accolto la grazia di Dio e risposto al suo amore. Se egli mi ha chiamato, ne sono certo, non mancherร  di perdonarmi. Anche in grazia della vostra preghiera, grande risposta alla mia piccola donazione.

 

Nella mia gratitudine a Dio desidero ora collocare il riconoscimento verso tante persone che in questi anni mi sono state vicine, chiedendo giร  da ora scusa a chi non riuscirร  ad essere menzionato.

Voglio innanzitutto dire il mio grazie a mons. Alberto Nicelli, mio Vicario Generale durante otto dei nove anni trascorsi con voi. Ricordo molto bene la sua resistenza di fronte alla mia designazione. Essa รจ stata per me un segno decisivo. Don Alberto ha vissuto accanto alla mia persona questo tempo spendendo senza risparmio le sue energie, soprattutto attraverso la vicinanza ai sacerdoti e ai diaconi, colmando le lacune della mia. รˆ stato un collaboratore assolutamente leale. Senza esagerare in lodi per il mio operato, mi ha sostenuto in ogni decisione che assieme abbiamo preso. Accanto a lui desidero esprimere il mio grazie piรน sincero ai Vicari episcopali che si sono succeduti in questi anni. Il Consiglio episcopale, radunato con una periodicitร  mensile, รจ stato per me una vera esperienza di comunione o, come si usa dire oggi, di sinodalitร . Il governo di questa Chiesa รจ sempre stato sinodale. Abbiamo camminato assieme ascoltandoci in occasione di ogni piรน piccola o grande decisione. Quasi nulla della vita della Diocesi era sottratto al Consiglio episcopale e alla sua valutazione. Per me, e penso anche per tutti i membri del Consiglio, il ritrovarci รจ stato una scuola: imparare a decidere assieme sotto lo sguardo di Dio, avendo a cuore soltanto il bene delle persone, anche quando tutto ciรฒ doveva costare amarezza e infine, come รจ giusto che sia, obbligare il vescovo a una parola definitiva.

Assieme al Consiglio episcopale, voglio qui ricordare il Consiglio presbiterale che mi ha aiutato nel cammino verso la nascita e la crescita delle Unitร  Pastorali. Gli Uffici pastorali e amministrativi sono rinati anch’essi in una nuova forma di unitร  e collaborazione, in un lungo ma fruttuoso ripensamento del volto stesso della vita della Diocesi.

La Visita Pastorale รจ stata per me un’esperienza faticosa, ma bellissima. Mi ha portato a contatto diretto con i volti e le esperienze delle nostre comunitร . Ho potuto cogliere, pur nella drastica riduzione numerica, la viva trasmissione della fede attraverso le generazioni del nostro popolo e la necessitร  di un ripensamento radicale delle forme educative ed espressive della vita della Chiesa, accompagnati dal lungo itinerario del magistero che dall’Evangelii nuntiandi di Paolo VI ci ha portati fino all’Evangelii gaudium di Francesco.

Attraverso la Visita Pastorale ho potuto ammirare la vita e la dedizione di tanti nostri preti, conoscendo, per via indiretta, anche molte figure del passato recente che hanno illuminato la vita della nostra Chiesa. Forse non sono riuscito ad esprimere adeguatamente la mia ammirazione e il mio affetto per ciascuno dei nostri presbiteri e dei nostri diaconi. Sappiate che nessuno รจ mai stato escluso dalla mia preghiera, dalla mia considerazione, dal mio desiderio di bene.

 

Nella nostra Chiesa ho incontrato la realtร , che non conoscevo, dei diaconi permanenti. Ho dedicato subito molte energie per entrare in rapporto con loro, fino alla scrittura della lettera pastorale ad essi dedicata, che rappresenta forse un unicum nelle nostre Chiese. Il diaconato permanente richiede ancora una riflessione teologica che dopo il Vaticano II non รจ stata adeguatamente compiuta. Mentre la vita presbiterale esige piuttosto una riflessione pastorale che rifletta sui cammini formativi e ponga la vita comune, come piรน volte ho avuto modo di sottolineare, al centro delle nostre comunitร .

 

La vita religiosa, purtroppo, ha dovuto registrare l’abbandono di tante comunitร , soprattutto femminili, che erano un bene prezioso per la nostra Chiesa diocesana. Saluto e ringrazio le comunitร  religiose femminili che sono rimaste al servizio delle parrocchie. Ricordo ugualmente la preziosa presenza dei Cappuccini in tante opere della nostra Chiesa. Prego il Signore che custodisca e rinnovi la presenza della vita monastica, in particolare quella dei Servi di Maria, delle Clarisse, delle Serve di Maria, delle Suore cappuccine e delle Carmelitane, faro luminoso che indica i beni piรน preziosi per la vita presente e futura. Saluto con molto affetto le sorelle dell’Ordo virginum e le eremite che ho cercato di alimentare e accompagnare in questo mio tempo reggiano.

 

La mia casa, la casa del vescovo, รจ stata sempre aperta all’accoglienza e all’incontro con tante comunitร , soprattutto di giovani e di famiglie. La nostra Chiesa vive per la forza del battesimo e della fede, come per l’attesa di Cristo, di numerosissimi laici. Lo Spirito non smette mai di suscitare la fede, la speranza e la caritร . Esse sorgono nel cuore degli uomini, prima ancora che per iniziativa nostra, per opera della grazia di Dio. Spetta a noi, perรฒ, intercettare, riconoscere, valorizzare ed educare ciรฒ che lo Spirito fa sorgere, anche se ciรฒ รจ molto diverso da quanto avevamo preventivato. Talvolta gli schemi pastorali o teologici cui siamo abituati ci impediscono di vedere il nuovo che sorge, cosรฌ come rendono piรน lento il nostro cammino di uscita verso i luoghi dove le persone vivono, accontentandoci drammaticamente che esse vengano da noi.

 

Quando entrai in Diocesi dissi che avrei voluto dedicare il minor tempo possibile alle questioni amministrative. Esse in realtร  hanno occupato molte delle mie energie essendo strettamente connesse al ministero dell’evangelizzazione. Ho avuto buoni collaboratori in questo campo, che desidero qui ringraziare. Abbiamo potuto realizzare il pareggio di bilancio, conoscere – non senza fatica – le entrate e le uscite dei vari Uffici e centri diocesani, e affrontare, anche con decisione, il debito straordinario che gravava sulla nostra Chiesa. รˆ stata questa una delle ragioni che ha rivolto la mia attenzione all’immenso seminario, in gran parte vuoto, e alla necessitร  di far fronte a una sua diversa collocazione. Collaborazioni, che definirei miracolose, hanno permesso di realizzare questo sogno.

I seminaristi sono stati al centro della mia cura. Ho dedicato ad essi molto tempo e molte lezioni. Ho cercato di aiutare i rettori e i vicerettori nel discernimento dei candidati. Anche se ridotto numericamente, il seminario rimane il cuore della Diocesi. Dio non smette mai di chiamare al sacerdozio ordinato. La nostra pastorale, giovanile e vocazionale, aiutando a riscoprire la vita come vocazione, valorizzando ogni tipo di strada che conduce a Dio e di ministero nella Chiesa, favorirร  il sorgere di nuove vocazioni presbiterali. Lascio alla nostra Chiesa la mia seconda lettera pastorale che raccoglie la sintesi delle mie indicazioni per un cammino dei giovani verso la realizzazione della loro vita.

Grande importanza ha avuto per me lo Studio Teologico Interdiocesano, che auspico possa continuare e approfondire la sua missione tra noi, assieme alle altre occasioni di formazione che la Diocesi ha generato in questi ultimi decenni: la Scuola Teologica Diocesana e le scuole teologiche sparse sul territorio.

 

Durante il mio ministero episcopale ho incontrato, attraverso i loro figli e figlie, don Dino Torreggiani e don Altana, don Mario Prandi, don Pietro Margini. Ho sentito perciรฒ mio dovere lavorare con assiduitร  alla revisione degli Statuti delle comunitร  da loro nate, non per una mania canonistica, ma per un amore ecclesiale alla crescita di queste realtร . In questa direzione ho favorito la ripresa dell’inchiesta diocesana in vista della beatificazione e canonizzazione di don Torreggiani e l’apertura e conclusione di quella di don Margini.

Numerosissime sono state le occasioni di incontro con persone e realtร  comunitarie, con imprenditori, professionisti, artisti. Voglio qui salutare le associazioni, i movimenti e i gruppi, presenze decisive per la vita di una Chiesa, e augurare loro, nel solco dei rispettivi carismi, una feconditร  sempre piรน grande di missione nella societร .

 

Ho cercato di favorire l’espressione culturale della fede nella consapevolezza che quest’ultima non si lega mai definitivamente a nessuna cultura, ma nello stesso tempo porta dentro di sรฉ l’esigenza di esprimersi in forme di vita che la rendono incontrabile e apprezzabile dagli uomini di ogni tempo. La fede non puรฒ restare confinata nel segreto delle coscienze o nel chiuso delle chiese e delle sagrestie. Senza l’aria della sua espressione sociale, muore.

 

Dalla nostra Chiesa e dalla sua lunga tradizione ho ricevuto molti regali. Due qui vorrei ricordare soprattutto: il dono della Parola di Dio e il dono dei Poveri. Certamente non mancavano alla mia vita queste attenzioni, come fioritura della vita sacramentale. Altrimenti non sarei stato cristiano. Qui ho sentito ripresentare piรน volte l’importanza della Parola di Dio. Sono stato quasi obbligato a riscoprirla, soprattutto nella consapevolezza che la religione cristiana non รจ la religione del libro. La Parola di Dio รจ il Verbo fatto carne. In particolare, la Sacra Scrittura รจ la documentazione normativa della sua attesa, preparazione e avvento, a cui sempre dobbiamo rifarci per comprendere e vivere la sua venuta nell’ora presente. Ad essa dobbiamo quotidianamente alimentarci affinchรฉ il nostro amore per Cristo e la nostra conoscenza di lui crescano di giorno in giorno. La meditazione della Sacra Scrittura, soprattutto in una lettura sapienziale, che sappia coglierla nel suo insieme, genera la sete dell’Eucarestia e accompagna le nostre giornate con una luce sempre nuova.

A questo riguardo, vorrei qui accennare alle mie attenzioni per liturgia. Lascio a questa Chiesa la mia lettera pastorale e i tanti insegnamenti che ho avuto occasione di esprimere, nella consapevolezza che, come ci ha insegnato il Concilio, la liturgia รจ un’esperienza fontale e sintetica della vita cristiana.

Il secondo dono che ho ricevuto da questa Chiesa sono i poveri. Giร  entrando in Diocesi, nel mio primo incontro con i detenuti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, ebbi a dire che i poveri sono Cristo, non solo un’icona di Cristo. Il realismo della vita cristiana ci impedisce di vedere nei segni di Cristo qualcosa di lontano, semplicemente una metafora, un’immagine. I poveri sono parte privilegiata del corpo di Cristo perchรฉ ci richiamano continuamente, non soltanto all’abbassamento di Dio nella forma umana, ma soprattutto alla nostra condizione creaturale. Ci richiamano alla sete che Cristo ha di noi. A un uso saggio dei beni. Alla distribuzione dei doni ricevuti. All’umiltร  e alla condizione miserevole e bisognosa di grazia della nostra umanitร  pellegrina.


Durante il mio cammino a Reggio Emilia ho potuto sperimentare, quasi fisicamente, la presenza dei santi nella mia vita, in particolare dei nostri patroni, del beato Rolando Rivi, di san Giuseppe e di Maria. A lei, venerata nella nostra Cattedrale come Vergine Assunta, nella Basilica della Ghiara in adorazione di Colui che aveva generato e nella Basilica di Guastalla come Madonna della Porta, affido ciascuno di voi e il tempo che ancora mi rimane da vivere.

 ✝ Massimo Camisasca FSCB

Amministratore Apostolico della Diocesi di Guastalla Reggio Emilia

 



Grazie monsignor Massimo Camisasca